L’apertura del diaframma

Dopo aver discusso di ISO e del tempo di esposizione, oggi si tratterà dell’ultimo vertice del triangolo dell’esposizione: L’apertura del diaframma.

Quando una fotocamera scatta una foto il meccanismo dell’otturatore si apre in modo che la luce possa arrivare al sensore ed immortalare l’immagine, a quel punto l’otturatore si chiude nuovamente. 

Quando la macchina fotografica è dotata di un obbiettivo ovviamente la luce passa prima attraverso di esso. 

Ogni lente è dotata di un diaframma, ovvero un meccanismo che permette di regolare la quantità di luce che passa attraverso l’obbiettivo. Tale regolazione viene esercitata dalle lamelle, l’apertura del diaframma è quindi la quantità di luce che passa attraverso le lamelle del diaframma.

Nell’immagine soprastante si può notare la sequenza dell’apertura del diaframma, più ampia sarà l’apertura, più luce andrà a toccare il sensore d’immagine, di conseguenza la foto sarà più luminosa.

L’unità di misura con la quale viene regolata l’apertura è chiamata F-stops, più è basso il numero F più l’apertura sarà ampia e di conseguenza più luminosa sarà la scena. Nell’immagine seguente viene mostrato un esempio delle aperture più comuni all’interno di una fotocamera.

Come si può notare dall’immagine n. 2, l’apertura del diaframma F/1.4 è molto ampia e di conseguenza entra moltissima luce, all’opposto un’apertura F/16 è molto ristretta, ciò significa che pochissima luce si farà strada tra le lamelle del diaframma. 

Ecco che un’ampia apertura del diaframma può diventare utilissima in condizioni di scarsa luminosità. 

Per esempio in questa immagine ho dovuto usare un’apertura veramente ampia per riuscire a catturare il soggetto. Questa foto è stata scattata a Venezia a tarda serata e nonostante vi fosse una fonte di illuminazione artificiale, questa era appena sufficiente ad illuminare la scena.

Per questo avere un obbiettivo che arrivasse ad un’apertura di F 1.4 in quel caso è stato utilissimo.

L’apertura del diaframma però non influenza solamente la luminosità di una scena, ma anche la profondità di campo dell’immagine stessa.  

Analizzando le quattro immagini soprastanti si può vedere come l’apertura possa radicalmente modificare la profondità di campo di una fotografia.

Nello specifico si può notare che usando una apertura molto ampia (Immagine n. 3, F 1.4) si avrà una porzione di immagine a fuoco molto più ridotta di  un’immagine con un’apertura più ridotta (Immagine n. 5, F 4). Se nell’immagine n. 3, si fosse usata una apertura più ridotta (come F 4 appunto) sicuramente si sarebbe potuto mettere a fuoco anche il tavolo e la sedia dietro i fiori.

Evidente quindi che l’utilizzo di un’apertura ampia, rispetto ad una ridotta, non viene scelto solamente per regolare la luminosità ma anche e soprattutto per una precisa scelta stilistica della fotografia.

Per esempio, nei paesaggi si tende a privilegiare un’apertura più ridotta ( da F4 a F32) per riuscire a mettere a fuoco più dettagli possibile della figura (immagine n.5); mentre nei ritratti si tende a privilegiare un soggetto primario, conferendo meno importanza al resto, creando il cd. effetto bokeh. 

Tale effetto viene pienamente raggiunto nell’immagine n. 4, dove ciò che interessa al fotografo è riuscire a ritrarre al meglio il soggetto in primo piano, dando meno importanza a ciò che c’è dietro di esso (la spiaggia, il mare). 

Il bokeh è un effetto molto scenografico ed utilizzato nei ritratti e nelle foto artistiche, esso può essere raggiunto solamente utilizzando un’apertura molto ampia (da F2.8 a F1.4).

Riuscire a padroneggiare l’apertura del diaframma è quindi fondamentale sia per la scelta stilistica delle foto sia per riuscire a regolare efficacemente la luminosità di una immagine.

Buona luce a tutti!